Archivio dell'autore: Roberto Gravitazero

Buonisti

Chiusura dei porti, respingimenti, “pacchia”, “crociere”, censimento dei Rom.

Il nuovo governo italiano ce la mette tutta nel darsi un’immagine precisa e definita, e nel solleticare le peggiori pulsioni di parte della popolazione. Parlo di immagine e basta per ora, perché gli atti sono poca cosa – quando ci sono – rispetto alle dichiarazioni infuocate.

Ma servono a preparare il terreno.

Terreno fertile, a leggere gli sproloqui che invadono la rete dopo ogni provocazione. Un branco di cani rabbiosi, nutriti a paura e ignoranza. E naturalmente, pronta per chiunque obietti all’assurdità dei proclami e all’inconsistenza degli argomenti, l’accusa di buonismo.

Ma bisogna stare molto attenti a giocare con certe cose. Sarebbe molto meglio lasciare dormire in pace parole d’ordine e concetti legati a un passato che tutti o quasi reputano dimenticato, ma che evidentemente resta ancora presente sotto la superficie (e spesso neppure troppo sotto).

Oggi il direttore di un quotidiano intitolava il suo editoriale “Pietà l’è morta”, citazione esplicita di un canto partigiano.
L’allusione era chiaramente alla pietà umana drammaticamente assente negli atti e nelle dichiarazioni del governo.
Solo che in realtà si tratta di una citazione errata, o quantomeno incompleta.
La pietà che è morta non è – o non solo – quella degli aguzzini. Nella canzone di Nuto Revelli, a morire è piuttosto la pietà dei giusti che si ribellano all’oppressione, come testimoniano le strofe finali:

“Combatte il partigiano

la sua dura battaglia

tedeschi e fascisti

fuori d’Italia!

Tedeschi e fascisti

per sempre fuori d’Italia

gridiamo a tutta forza

pietà l’è morta!”

Che stiano attenti a evocare certi fantasmi. Non saremo buonisti per sempre.
Molto probabilmente, non lo siamo già più.

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La banalizzazione del male.

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“A fasci!” (Sciscia).

Oggi mi è capitato di condividere l’immagine qui sopra su Facebook (chi ha passato le ultime 24 ore chiuso in un barile di aringhe e non ha idea di cosa stia parlando, può eventualmente aggiornarsi qui.) Naturalmente, sono stato immediatamente ripreso da un amico (Ma ti rendi conto che questa cosa non fa schifo uguale ma peggio?). Me l’aspettavo, e da lui in particolare, devo dire. Eppure l’avevo condivisa lo stesso. Così quando ho letto il suo commento mi sono chiesto perché l’avessi fatto, e poi di seguito quale fosse davvero il senso dell’immagine, delle altre immagini che l’avevano preceduta, e di tutta la vicenda.

(Questo è uno degli indubitabili vantaggi dell’avere amici – reali o virtuali che siano – che ti sgridano spesso. Magari hanno torto, ma ti aiutano comunque a pensare, mentre i  complimenti fanno ovviamente piacere ma alla lunga risultano meno utili. Anche se in effetti ci terrei a dire che al momento la mia quota di amici (e non) da cui vengo abitualmente e con frequenza criticato è più che fornita. Quindi i complimenti vanno benissimo, grazie, non vi preoccupate.)

Tornando al tema principale, mi sono risposto che avevo condiviso l’immagine soprattutto perché mi aveva fatto ridere (e questo in genere per me è già sufficiente per condividere qualcosa).  Mi aveva fatto ridere perché il ribaltare una tesi mostrandone l’assurdità è un meccanismo comico che, se eseguito bene, trovo sempre irresistibile. E rappresentare realmente Anna Frank nei panni di una tifosa romanista, anche senza  bisogno della maglietta, mostrava tutta l’incongruità del tirare in ballo un personaggio storico come Anna Frank in un certo contesto e per di più in qualità di insulto. Poi, mi sembrava in qualche modo giusto che fosse Anna stessa a ricordare ai fascisti la loro condizione di sconfitti 4-0 dalla storia. E ricordare loro che, per quanto si possano sforzare, il giudizio su fascismo e nazismo e su chi in quegli anni sia stato vittima e chi carnefice è e rimane univoco e (quasi) universalmente condiviso. Infine (ma qui probabilmente proietto una mia interpretazione personale, al di là delle intenzioni dell’autore) mi è sembrato che l’immagine, proprio nell’essere antiretorica e irriverente, fosse una buona risposta alla retorica sfoggiata nell’editoriale di Repubblica, con corredo vario di Anne Frank multicolori (come da link iniziale), e da altri. L’immagine mi sembrava riportasse la cosa in un ambito, quello dello sfottò fra tifoserie più o meno politiche, in cui aveva senz’altro maggior senso.

Perché, bisogna ammetterlo, il mio amico aveva in gran parte ragione. Intanto,  Anna Frank e la vicenda storica che rappresenta meritano molto di meglio che una serie effimera di memi. E mentre secondo me (e qui sono in disaccordo col mio amico, temo) una vignetta o una battuta in qualche luogo più o meno trascurabile della rete – non mi metto volutamente a parlare di satira – possono e devono  giustamente fregarsene di certi criteri, non è lo stesso per un quotidiano o un ex-presidente del consiglio.

La cosa di gran lunga peggiore per me, però, è quella a cui ho fatto allusione con il titolo del post, la banalizzazione del male. Una cosa che sottende a tutti gli esercizi di indignazione per la vicenda, lo svuotare le tragedie storiche allontanandole da noi e imprigionandole in una retorica falsamente politicamente corretta, che le priva di significato rispetto alla storia e soprattutto di impatto sul presente. Il difendere le immagini senza occuparsi della loro incarnazione attuale. Dalle lezioni della storia non si impara nulla, anzi, servono solo ad esorcizzare il male che è più vicino a noi, a nasconderlo, ad aiutarci a dimenticare. Come ricordava oggi un altro amico, l’immagine di Anna Frank dovrebbe farci venire in mente innanzitutto la cosa più simile a un lager che oggi esista vicino a noi, in gran parte a causa nostra e con la nostra complicità: i campi di prigionia libici, i cui carcerieri continuiamo a foraggiare. Mentre coloriamo magliette addosso ad Anna Frank per stigmatizzare quattro deficienti.


Simmetrie (e no).

“Perché dovremmo interessarci alla simmetria? Innanzitutto perché la mente umana la trova affascinante” – R. Feynman

 

I fisici adorano le simmetrie.

Si impara molto dalle simmetrie. Quando ne incontra una, il fisico è felice perché sa che probabilmente capirà qualcosa in più di prima e, soprattutto, facendo molta meno fatica di quanto avrebbe fatto altrimenti (i fisici tendono a essere pigri).

In ogni caso, gli avvenimenti e le polemiche degli ultimi mesi sui migranti delineano una magnifica simmetria (tecnicamente, un’anti-simmetria, ma non sottilizziamo), che osservo affascinato da alcuni giorni. Ma facciamo innanzi tutto un passo indietro. Ve lo ricordate, no? Non è passato molto tempo, giusto un paio di mesi o poco più: tutti (o quasi) davano addosso alle ONG che praticavano il soccorso in mare con l’accusa di essere in contatto con i trafficanti, anzi, di essere in combutta con loro, e addirittura di farsi pagare da loro per aiutarli a far arrivare i migranti in Italia, illegalmente. Tutto falso, ovviamente. Ma, di colpo, il rispetto della legalità nel Mediterraneo sembrava essere diventato il problema principale del nostro paese.

Ora, invece, ci troviamo davanti un governo che è in contatto coi trafficanti, anzi, è in combutta con loro, e addirittura li paga profumatamente per farsi aiutare a non fare arrivare i migranti in Italia. Tutto, molto presumibilmente, vero. E, naturalmente, tutto illegale. Ma nessuno (o quasi) attacca il governo. Quelli che strillavano “Legalità innanzi tutto!!1!UNDICI!!” sono stranamente silenziosi (no, vabbè, non è vero; ma sono troppo occupati a strillare su altri temi per occuparsi di questo). Chi argomentava “Certo, le ONG fanno un lavoro meritevole, ma le regole esistono e tutti devono rispettarle e altrimenti dove finiremmo signoramia.” si sono trasformati di colpo in cinici proseliti di Machiavelli. E chi ricordava che assecondare i trafficanti significava perpetuare le sofferenze dei migranti ora gongola del fatto che restino chiusi in campi di concentramento, torturati e uccisi. Purché ben lontani dalla nostra vista.

La lezione da imparare è semplice, e forse non ci sarebbe stato nessun bisogno di osservare in atto questa antisimmetria di comportamenti per immaginarsela. Ma ai fisici piace avere conferma sperimentale delle proprie ipotesi. Il fatto è che a nessuno o quasi in Italia frega della legalità, dei trafficanti, dei loro crimini e di come fermarli e, soprattutto, della sorte dei migranti.
Tutto, assolutamente tutto, va bene.

Basta che non arrivino.


Citarsi Addosso

ovvero, i pericoli del cut & paste nell’era delle fake news

Normalmente non mi occuperei con più dei 140 caratteri di un tweet di un individuo del calibro di Diego Fusaro, tanto più che il tizio è abbastanza bravo a procurarsi pubblicità da solo, e francamente non avverto l’impellente necessità di attrarre ulteriormente su di lui le luci della ribalta. E però, eccomi qui. Il fatto è che a volte non riesco a non cedere a un certo tipo di tentazioni.

In breve, i fatti: il nostro pubblica due giorni fa  il suo ennesimo, illuminante, indispensabile contributo alla storia del pensiero, tirando in ballo niente di meno che il famigerato Piano Kalergi, un complotto per sostituire i popoli europei con etnie straniere.  Tanto per dare anche a voi il (dis)piacere della lettura, nel caso siate stati troppo pigri e non abbiate cliccato sul link precedente, il testo inizia così:

“Ormai dovremmo averlo appreso. La “furia del dileguare” del cattivo infinito capitalistico mira a sostituire la popolazione stabile e protetta da diritti, radicata nel proprio territorio e nella propria storia, con un’immensa massa di nuovi schiavi nomadi e precari, che non hanno più storia ma solo geografia e che figurano come puri atomi al servizio dell’accumulazione flessibile, sempre pronti a essere sottoposti, come tutte le altre merci, ai processi di delocalizzazione di cui beneficia sempre e solo l’aristocrazia finanziaria.”

Il seguito è più o meno sullo stesso tono, e ve lo risparmio volentieri, a parte un passaggio particolarmente delizioso, in cui il nostro riesce a tirare in ballo – parlando di un aristocratico europeista austro-giapponese nato nel 1894 e morto nel 1972 – l’onnipresente ideologia gender che “disgiunge la sessualità dalla funzione procreativa e contrabbanda il nuovo mito omosessualista, transgenderista e post familiare come paradigma glamour per le masse precarizzate e indotte all’abbandono del modello familiare borghese e proletario mediante riti di normalizzazione post moderna (gay pride, sfilate arcobaleno, Pussy Riot).”

Non sorprende quindi particolarmente che tale fantasioso esercizio di stile sia stato variamente commentato e criticato in rete, rimarcandone giustamente l’aspetto complottista. La reazione di Fusaro non si fa attendere: Su Kalergi: non è fake news, ma citazione testuale. L’autore si lamenta: “le mie riflessioni sono state silenziate e diffamate come fake news”. E invece, “il sottoscritto [ha] riportato alla lettera passi, con tanto di tedesco originale, del saggio Praktischer Idealismus di Kalergi: Paneuropa Verlag, 1925, p. 22.” Fusaro pensosamente, si domanda: “Perché mai dovrebbe essere fake news una citazione testuale? Al massimo, si potrebbe discutere della interpretazione da darne.” Ora, Fusaro qui ha indubbiamente ragione. Ha infatti citato frasi dell’opera di Kalergi, correttamente messe fra virgolette come dettano le buone regole:

“L’uomo del lontano futuro sarà di sangue misto (Mischling). La razza futura (Zukunftsrasse) eurasiatica-negroide, simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli con la molteplicità degli individui.”

Quello che non ha messo fra virgolette, quindi, si suppone siano le sue riflessioni, la sua personale interpretazione. In particolare dovrebbe essere una sua riflessione il passaggio: “Sembra così realizzarsi, mutatis mutandis, il perverso disegno del conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, espresso nel suo Praktischer Idealismus (1925) con l’idea, a beneficio dei dominanti del tempo, di una sostituzione di massa dei popoli nazionali d’Europa con una massa seriale e indistinta, post identitaria e post nazionale di schiavi ideali, migranti e sradicati, gregge multietnico senza qualità e senza coscienza.”
Intanto, va sottolineato il fatto piuttosto ovvio che, ben al di là dell’essere un’interpretazione, si tratta dell’attribuzione al testo di Kalergi di intenzioni e fini che non sono assolutamente contenuti nell’opera originale – per essere chiari, le citazioni di cui sopra, non costituiscono una fake-news, mentre attribuire a Kalergi un perverso disegno lo è.
Ma la cosa più divertente, che mi ha spinto a scrivere questo post, è che il brano riportato sopra, senza virgolette nell’originale, non sembra essere propriamente una riflessione di Fusaro, ma la parafrasi, quasi parola per parola, di un testo variamente diffuso in rete. In particolare, l’espressione gregge multietnico senza qualità e senza coscienza è comune a tutti i testi oltre a quello di Fusaro, e per quanto ho avuto modo di verificare non è contenuta nel testo originale di Kalergi. Invece sembra non essercene traccia in rete prima di Dicembre 2012 (il paio di presenze antecedenti che ho trovato usando Google mi sembrano spurie, essendo correzioni e aggiunte a testi messi in rete precedentemente). La sua prima apparizione sembra essere questa, in un oscuro (almeno a me) blog di estrema destra.

Per chiarezza, riporto sotto il passaggio completo:

“Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.

«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità. [2]

Suona familiare, vero?
Ma c’è di più. La frase sul creare un gregge multietnico, per come prosegue il post, sembrerebbe essere un riassunto dell’interpretazione che dell’opera di Kalergi dà nientemeno che Gerd Honsik, definito dal pubblico ministero che lo mandò in galera per negazionismo “one of the ideological leaders of Europe’s neo-Nazi movement”:

“Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi

Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. […] “

A proposito, prima mi ero dimenticato di riportare un’altra delle recriminazioni di Fusaro nei confronti dei suoi critici: “Addirittura v’è chi, per silenziarmi con l’accusa di fake news, ha agitato lo spauracchio di presunte tesi filonaziste che avrei evocato.”
Tesi filonaziste, addirittura. Chissà da dove avranno pescato questa curiosa nozione.


Cos(c)e

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Ci ho pensato su un po’, ma non ci ho messo poi molto a concludere che la vignetta qui sopra non solo non è brutta, stupida o sessista, ma è un capolavoro. Certo, mi resta il dubbio che si tratti di un capolavoro almeno in parte inconsapevole, ma più ci penso e più mi convinco che molto probabilmente non è così.

Perché il bersaglio della vignetta non è tanto la Boschi, e nemmeno le riforme Renziane. Il bersaglio sono tutti quelli che, da una parte e dall’altra, prestano più attenzione alle cosce di un ministro che alla sostanza (o alla assenza di) delle riforme. Il bersaglio è l’uso del corpo delle donne per creare o negare consenso politico. Il bersaglio è chi guarda il dito e non la luna, e chi il dito lo agita per far dimenticare l’esistenza della luna. Il bersaglio è chi in rete si perde dietro a bersagli sbagliati e discussioni interminabili su sessismo, diritto di satira, politicamente corretto e limiti del linguaggio, mentre fuori dai social network la realtà se ne fotte altamente, e continua a discriminare le donne (e non solo) senza bisogno di vignette e titoli sui giornali.

Il bersaglio siamo noi. E siamo stati colpiti, in pieno.


Odio

… odio il razzismo, tutti i razzismi, i razzisti e la loro ideologia più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, i loro squallidi giornali, la cultura posticcia e la puzza di piedi, gli attivisti pulciosi e le parole d’ordine tarocche, i leader populisti , le loro camicie verdi, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, le mangiate di polenta e maiale, l’ipocrisia sul buonismo, le balle sugli immigrati, la loro imbecillità sconosciuta alla nostra cultura, le ronde, le ruspe, le loro povere donne, quel ridicolo bollettino militare che è la pagina Facebook di Salvini, anzi, quella merda di sito con i suoi RUSPA! e i BASTA!! e i capslock a cazzo, queste cose orrende che ci hanno costretto a imparare. Odio il razzismo perché l’odio è democratico esattamente come l’amare, odio dover precisare che l’anti-razzismo è legittimo mentre la razzismofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura. Io non odio il diverso da me: odio il razzismo, perché la mia (la nostra) storia è giudaica, cattolica, laica, greco-latina, rousseiana, quello che volete: ma la storia di un’opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che i razzisti dicono e fanno, gente che non voglio a casa mia, perché non ci voglio parlare, non ne voglio sapere: e un calcio ben assestato contro quel culo che occupa impunemente il mio marciapiede è il mio miglior editoriale. Odio il razzismo, ma i razzisti non sono un mio problema: qui, in Italia, in Occidente, sono io a essere il loro.

(cfr.: questo)

(ma magari non cliccate)


y = a x² + b x + c

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Stasera, tornando a casa, mi sono accorto che qualcuno (forse mia moglie) aveva aggiunto al presepe alcuni personaggi. Erano in gruppo, un po’ discosti dai pastori che si stavano recando alla grotta, radunati in un angolino. Avevano pose diverse fra loro, ma sembravano tutti quanti parecchio arrabbiati. Fra loro si notava soprattutto un omino vestito di verde, che sembrava davvero il più arrabbiato di tutti.
La cosa più strana però era che, in mia assenza, apparentemente la madonna si era allontanata dalla grotta (e infatti Giuseppe era rimasto solo accanto alla mangiatoia ancora vuota). Non solo. Maria evidentemente aveva anche tolto di mano a un pastore il suo bastone, che infatti ora impugnava saldamente, e lo stava adoperando, devo dire con un certo gusto, per percuotere violentemente la testa dell’omino.

Νίκη

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Venerdì scorso, uscendo dal lavoro, ho parlato brevemente con un collega e amico greco. Mi ha detto che sarebbe partito sabato per casa sua. Per andare a votare, certo, ma soprattutto per portare un po’ di contanti alla sua famiglia. Mi è sembrato piuttosto preoccupato e non particolarmente ottimista, indipendentemente dal risultato del referendum. In effetti, pensandoci, non ho idea di cosa alla fine abbia votato. Se da un lato era ben conscio di quanto le dissennate politiche di austerità imposte dalla troika avessero affossato il suo paese, aggravandone la crisi anziché risolverla, e pessimista sulla volontà dell’Europa di cambiare le proprie politiche a riguardo, dall’altro non era molto entusiasta del governo greco e pensava che forse un governo tecnico avrebbe forse potuto negoziare un compromesso un po’ migliore e mettere in atto qualche riforma più efficace.

Credo che tornerà ancora preoccupato e insicuro sulla sorte che aspetta il suo paese. Come tutti, del resto.

Ma, nonostante tutto, nonostante l’incertezza del futuro, nonostante le condizioni dure e precarie in cui si trovano la sua famiglia e la sua patria, credo che stasera si debba essere contenti per lui, per loro. Un popolo che è stato capace, nelle condizioni in cui era, di dare la risposta che ha dato oggi di fronte a quello che era di fatto un ricatto, riuscirà alla fine a risollevarsi qualunque cosa accada.

E, oltre a essere contenti per il popolo greco, penso che tutti noi europei dovremmo stasera ringraziarlo per non essersi piegato, per essere rimasto così coraggiosamente in piedi. Perché è solo grazie alla risposta data oggi dal popolo greco che resta possibile l’esistenza di un’Europa fatta non soltanto di interessi economici, di egoismi e particolarismi geografici opposti fra loro, ma anche di solidarietà e democrazia.

Da domani, vedremo se i governi degli altri stati europei saranno all’altezza, o se invece distruggeranno per sempre questa possibilità.


E perché non ukulele?

La Corte suprema parla di “unione tra due persone”. Perché solo due? Spunti per legalizzare la poligamia (e oltre).

New York. Da un punto di vista della teoria giuridica, la poligamia è stata sdoganata nello spirito di numerose sentenze. Quella della Corte suprema americana sul matrimonio gay è solo l’ultima conferma. Si parla di “unione fra due persone”, certo, ma la definizione non è giustificata, è arbitraria, si basa su tradizioni e convenzioni che possono essere impugnate e ribaltate. Se il genere sessuale non è il fattore discriminante in una relazione, allora il due è un numero come un altro, puro retaggio tradizionale e convenzione. Quello che manca è solamente un gruppo di pressione, un movimento culturale che spinga le istanze della poligamia con la stessa energia con cui la lobby arcobaleno ha spinto l’uguaglianza matrimoniale per i gay, e il gioco è fatto. E se il numero due non è il fattore discriminante in una relazione, allora la parola persone è anch’essa un termine come altri, puro retaggio tradizionale e convenzione. E, spingendoci oltre, la locuzione unione, allora, non dovrebbe essere anch’essa un termine dettato da un puro retaggio convenzionale? Per non parlare di fra, una preposizione antica e formale che, peraltro, mi è sempre stata enormemente sul cazzo.

“Il matrimonio è un vascello con quattro caimani”, ecco cosa ci sarà scritto ben presto su quel testo, se non ci opponiamo subito. Mi domando dove andremo a finire di questo passo, signora giraffa mia!

P.S.: il post è ispirato a un vero articolo uscito su un in linea di principio vero quotidiano, giusto oggi. Gran parte del testo è, parola per parola, ripreso dall’articolo citato. Lascio come esercizio al lettore decidere cosa esattamente abbia aggiunto io, e cosa facesse parte dell’articolo originale. La soluzione la trovate qui.

P.P.S.: il bello è che, una volta fatte queste logiche premesse (o quasi), l’articolo passa a parlare di qualcosa di completamente diverso. Consiglio vivamente agli amanti del WTF di seguire il link.


Il dibattito no.

Credo di aver imparato una cosa molto importante dalla discussione in rete (e anche altrove, se è per questo) su quanto successo a Milano l’altro giorno. Il tutto sarebbe anche abbastanza complesso, ma in sintesi si può riassumere con: qualunque cosa ne scrivi, è un’immane cazzata.

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gravita' zero

God damn it, you've got to be kind.