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La banalizzazione del male.

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“A fasci!” (Sciscia).

Oggi mi è capitato di condividere l’immagine qui sopra su Facebook (chi ha passato le ultime 24 ore chiuso in un barile di aringhe e non ha idea di cosa stia parlando, può eventualmente aggiornarsi qui.) Naturalmente, sono stato immediatamente ripreso da un amico (Ma ti rendi conto che questa cosa non fa schifo uguale ma peggio?). Me l’aspettavo, e da lui in particolare, devo dire. Eppure l’avevo condivisa lo stesso. Così quando ho letto il suo commento mi sono chiesto perché l’avessi fatto, e poi di seguito quale fosse davvero il senso dell’immagine, delle altre immagini che l’avevano preceduta, e di tutta la vicenda.

(Questo è uno degli indubitabili vantaggi dell’avere amici – reali o virtuali che siano – che ti sgridano spesso. Magari hanno torto, ma ti aiutano comunque a pensare, mentre i  complimenti fanno ovviamente piacere ma alla lunga risultano meno utili. Anche se in effetti ci terrei a dire che al momento la mia quota di amici (e non) da cui vengo abitualmente e con frequenza criticato è più che fornita. Quindi i complimenti vanno benissimo, grazie, non vi preoccupate.)

Tornando al tema principale, mi sono risposto che avevo condiviso l’immagine soprattutto perché mi aveva fatto ridere (e questo in genere per me è già sufficiente per condividere qualcosa).  Mi aveva fatto ridere perché il ribaltare una tesi mostrandone l’assurdità è un meccanismo comico che, se eseguito bene, trovo sempre irresistibile. E rappresentare realmente Anna Frank nei panni di una tifosa romanista, anche senza  bisogno della maglietta, mostrava tutta l’incongruità del tirare in ballo un personaggio storico come Anna Frank in un certo contesto e per di più in qualità di insulto. Poi, mi sembrava in qualche modo giusto che fosse Anna stessa a ricordare ai fascisti la loro condizione di sconfitti 4-0 dalla storia. E ricordare loro che, per quanto si possano sforzare, il giudizio su fascismo e nazismo e su chi in quegli anni sia stato vittima e chi carnefice è e rimane univoco e (quasi) universalmente condiviso. Infine (ma qui probabilmente proietto una mia interpretazione personale, al di là delle intenzioni dell’autore) mi è sembrato che l’immagine, proprio nell’essere antiretorica e irriverente, fosse una buona risposta alla retorica sfoggiata nell’editoriale di Repubblica, con corredo vario di Anne Frank multicolori (come da link iniziale), e da altri. L’immagine mi sembrava riportasse la cosa in un ambito, quello dello sfottò fra tifoserie più o meno politiche, in cui aveva senz’altro maggior senso.

Perché, bisogna ammetterlo, il mio amico aveva in gran parte ragione. Intanto,  Anna Frank e la vicenda storica che rappresenta meritano molto di meglio che una serie effimera di memi. E mentre secondo me (e qui sono in disaccordo col mio amico, temo) una vignetta o una battuta in qualche luogo più o meno trascurabile della rete – non mi metto volutamente a parlare di satira – possono e devono  giustamente fregarsene di certi criteri, non è lo stesso per un quotidiano o un ex-presidente del consiglio.

La cosa di gran lunga peggiore per me, però, è quella a cui ho fatto allusione con il titolo del post, la banalizzazione del male. Una cosa che sottende a tutti gli esercizi di indignazione per la vicenda, lo svuotare le tragedie storiche allontanandole da noi e imprigionandole in una retorica falsamente politicamente corretta, che le priva di significato rispetto alla storia e soprattutto di impatto sul presente. Il difendere le immagini senza occuparsi della loro incarnazione attuale. Dalle lezioni della storia non si impara nulla, anzi, servono solo ad esorcizzare il male che è più vicino a noi, a nasconderlo, ad aiutarci a dimenticare. Come ricordava oggi un altro amico, l’immagine di Anna Frank dovrebbe farci venire in mente innanzitutto la cosa più simile a un lager che oggi esista vicino a noi, in gran parte a causa nostra e con la nostra complicità: i campi di prigionia libici, i cui carcerieri continuiamo a foraggiare. Mentre coloriamo magliette addosso ad Anna Frank per stigmatizzare quattro deficienti.

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Simmetrie (e no).

“Perché dovremmo interessarci alla simmetria? Innanzitutto perché la mente umana la trova affascinante” – R. Feynman

 

I fisici adorano le simmetrie.

Si impara molto dalle simmetrie. Quando ne incontra una, il fisico è felice perché sa che probabilmente capirà qualcosa in più di prima e, soprattutto, facendo molta meno fatica di quanto avrebbe fatto altrimenti (i fisici tendono a essere pigri).

In ogni caso, gli avvenimenti e le polemiche degli ultimi mesi sui migranti delineano una magnifica simmetria (tecnicamente, un’anti-simmetria, ma non sottilizziamo), che osservo affascinato da alcuni giorni. Ma facciamo innanzi tutto un passo indietro. Ve lo ricordate, no? Non è passato molto tempo, giusto un paio di mesi o poco più: tutti (o quasi) davano addosso alle ONG che praticavano il soccorso in mare con l’accusa di essere in contatto con i trafficanti, anzi, di essere in combutta con loro, e addirittura di farsi pagare da loro per aiutarli a far arrivare i migranti in Italia, illegalmente. Tutto falso, ovviamente. Ma, di colpo, il rispetto della legalità nel Mediterraneo sembrava essere diventato il problema principale del nostro paese.

Ora, invece, ci troviamo davanti un governo che è in contatto coi trafficanti, anzi, è in combutta con loro, e addirittura li paga profumatamente per farsi aiutare a non fare arrivare i migranti in Italia. Tutto, molto presumibilmente, vero. E, naturalmente, tutto illegale. Ma nessuno (o quasi) attacca il governo. Quelli che strillavano “Legalità innanzi tutto!!1!UNDICI!!” sono stranamente silenziosi (no, vabbè, non è vero; ma sono troppo occupati a strillare su altri temi per occuparsi di questo). Chi argomentava “Certo, le ONG fanno un lavoro meritevole, ma le regole esistono e tutti devono rispettarle e altrimenti dove finiremmo signoramia.” si sono trasformati di colpo in cinici proseliti di Machiavelli. E chi ricordava che assecondare i trafficanti significava perpetuare le sofferenze dei migranti ora gongola del fatto che restino chiusi in campi di concentramento, torturati e uccisi. Purché ben lontani dalla nostra vista.

La lezione da imparare è semplice, e forse non ci sarebbe stato nessun bisogno di osservare in atto questa antisimmetria di comportamenti per immaginarsela. Ma ai fisici piace avere conferma sperimentale delle proprie ipotesi. Il fatto è che a nessuno o quasi in Italia frega della legalità, dei trafficanti, dei loro crimini e di come fermarli e, soprattutto, della sorte dei migranti.
Tutto, assolutamente tutto, va bene.

Basta che non arrivino.


Citarsi Addosso

ovvero, i pericoli del cut & paste nell’era delle fake news

Normalmente non mi occuperei con più dei 140 caratteri di un tweet di un individuo del calibro di Diego Fusaro, tanto più che il tizio è abbastanza bravo a procurarsi pubblicità da solo, e francamente non avverto l’impellente necessità di attrarre ulteriormente su di lui le luci della ribalta. E però, eccomi qui. Il fatto è che a volte non riesco a non cedere a un certo tipo di tentazioni.

In breve, i fatti: il nostro pubblica due giorni fa  il suo ennesimo, illuminante, indispensabile contributo alla storia del pensiero, tirando in ballo niente di meno che il famigerato Piano Kalergi, un complotto per sostituire i popoli europei con etnie straniere.  Tanto per dare anche a voi il (dis)piacere della lettura, nel caso siate stati troppo pigri e non abbiate cliccato sul link precedente, il testo inizia così:

“Ormai dovremmo averlo appreso. La “furia del dileguare” del cattivo infinito capitalistico mira a sostituire la popolazione stabile e protetta da diritti, radicata nel proprio territorio e nella propria storia, con un’immensa massa di nuovi schiavi nomadi e precari, che non hanno più storia ma solo geografia e che figurano come puri atomi al servizio dell’accumulazione flessibile, sempre pronti a essere sottoposti, come tutte le altre merci, ai processi di delocalizzazione di cui beneficia sempre e solo l’aristocrazia finanziaria.”

Il seguito è più o meno sullo stesso tono, e ve lo risparmio volentieri, a parte un passaggio particolarmente delizioso, in cui il nostro riesce a tirare in ballo – parlando di un aristocratico europeista austro-giapponese nato nel 1894 e morto nel 1972 – l’onnipresente ideologia gender che “disgiunge la sessualità dalla funzione procreativa e contrabbanda il nuovo mito omosessualista, transgenderista e post familiare come paradigma glamour per le masse precarizzate e indotte all’abbandono del modello familiare borghese e proletario mediante riti di normalizzazione post moderna (gay pride, sfilate arcobaleno, Pussy Riot).”

Non sorprende quindi particolarmente che tale fantasioso esercizio di stile sia stato variamente commentato e criticato in rete, rimarcandone giustamente l’aspetto complottista. La reazione di Fusaro non si fa attendere: Su Kalergi: non è fake news, ma citazione testuale. L’autore si lamenta: “le mie riflessioni sono state silenziate e diffamate come fake news”. E invece, “il sottoscritto [ha] riportato alla lettera passi, con tanto di tedesco originale, del saggio Praktischer Idealismus di Kalergi: Paneuropa Verlag, 1925, p. 22.” Fusaro pensosamente, si domanda: “Perché mai dovrebbe essere fake news una citazione testuale? Al massimo, si potrebbe discutere della interpretazione da darne.” Ora, Fusaro qui ha indubbiamente ragione. Ha infatti citato frasi dell’opera di Kalergi, correttamente messe fra virgolette come dettano le buone regole:

“L’uomo del lontano futuro sarà di sangue misto (Mischling). La razza futura (Zukunftsrasse) eurasiatica-negroide, simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli con la molteplicità degli individui.”

Quello che non ha messo fra virgolette, quindi, si suppone siano le sue riflessioni, la sua personale interpretazione. In particolare dovrebbe essere una sua riflessione il passaggio: “Sembra così realizzarsi, mutatis mutandis, il perverso disegno del conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, espresso nel suo Praktischer Idealismus (1925) con l’idea, a beneficio dei dominanti del tempo, di una sostituzione di massa dei popoli nazionali d’Europa con una massa seriale e indistinta, post identitaria e post nazionale di schiavi ideali, migranti e sradicati, gregge multietnico senza qualità e senza coscienza.”
Intanto, va sottolineato il fatto piuttosto ovvio che, ben al di là dell’essere un’interpretazione, si tratta dell’attribuzione al testo di Kalergi di intenzioni e fini che non sono assolutamente contenuti nell’opera originale – per essere chiari, le citazioni di cui sopra, non costituiscono una fake-news, mentre attribuire a Kalergi un perverso disegno lo è.
Ma la cosa più divertente, che mi ha spinto a scrivere questo post, è che il brano riportato sopra, senza virgolette nell’originale, non sembra essere propriamente una riflessione di Fusaro, ma la parafrasi, quasi parola per parola, di un testo variamente diffuso in rete. In particolare, l’espressione gregge multietnico senza qualità e senza coscienza è comune a tutti i testi oltre a quello di Fusaro, e per quanto ho avuto modo di verificare non è contenuta nel testo originale di Kalergi. Invece sembra non essercene traccia in rete prima di Dicembre 2012 (il paio di presenze antecedenti che ho trovato usando Google mi sembrano spurie, essendo correzioni e aggiunte a testi messi in rete precedentemente). La sua prima apparizione sembra essere questa, in un oscuro (almeno a me) blog di estrema destra.

Per chiarezza, riporto sotto il passaggio completo:

“Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.

«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità. [2]

Suona familiare, vero?
Ma c’è di più. La frase sul creare un gregge multietnico, per come prosegue il post, sembrerebbe essere un riassunto dell’interpretazione che dell’opera di Kalergi dà nientemeno che Gerd Honsik, definito dal pubblico ministero che lo mandò in galera per negazionismo “one of the ideological leaders of Europe’s neo-Nazi movement”:

“Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi

Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. […] “

A proposito, prima mi ero dimenticato di riportare un’altra delle recriminazioni di Fusaro nei confronti dei suoi critici: “Addirittura v’è chi, per silenziarmi con l’accusa di fake news, ha agitato lo spauracchio di presunte tesi filonaziste che avrei evocato.”
Tesi filonaziste, addirittura. Chissà da dove avranno pescato questa curiosa nozione.


Cos(c)e

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Ci ho pensato su un po’, ma non ci ho messo poi molto a concludere che la vignetta qui sopra non solo non è brutta, stupida o sessista, ma è un capolavoro. Certo, mi resta il dubbio che si tratti di un capolavoro almeno in parte inconsapevole, ma più ci penso e più mi convinco che molto probabilmente non è così.

Perché il bersaglio della vignetta non è tanto la Boschi, e nemmeno le riforme Renziane. Il bersaglio sono tutti quelli che, da una parte e dall’altra, prestano più attenzione alle cosce di un ministro che alla sostanza (o alla assenza di) delle riforme. Il bersaglio è l’uso del corpo delle donne per creare o negare consenso politico. Il bersaglio è chi guarda il dito e non la luna, e chi il dito lo agita per far dimenticare l’esistenza della luna. Il bersaglio è chi in rete si perde dietro a bersagli sbagliati e discussioni interminabili su sessismo, diritto di satira, politicamente corretto e limiti del linguaggio, mentre fuori dai social network la realtà se ne fotte altamente, e continua a discriminare le donne (e non solo) senza bisogno di vignette e titoli sui giornali.

Il bersaglio siamo noi. E siamo stati colpiti, in pieno.


Odio

… odio il razzismo, tutti i razzismi, i razzisti e la loro ideologia più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, i loro squallidi giornali, la cultura posticcia e la puzza di piedi, gli attivisti pulciosi e le parole d’ordine tarocche, i leader populisti , le loro camicie verdi, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, le mangiate di polenta e maiale, l’ipocrisia sul buonismo, le balle sugli immigrati, la loro imbecillità sconosciuta alla nostra cultura, le ronde, le ruspe, le loro povere donne, quel ridicolo bollettino militare che è la pagina Facebook di Salvini, anzi, quella merda di sito con i suoi RUSPA! e i BASTA!! e i capslock a cazzo, queste cose orrende che ci hanno costretto a imparare. Odio il razzismo perché l’odio è democratico esattamente come l’amare, odio dover precisare che l’anti-razzismo è legittimo mentre la razzismofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura. Io non odio il diverso da me: odio il razzismo, perché la mia (la nostra) storia è giudaica, cattolica, laica, greco-latina, rousseiana, quello che volete: ma la storia di un’opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che i razzisti dicono e fanno, gente che non voglio a casa mia, perché non ci voglio parlare, non ne voglio sapere: e un calcio ben assestato contro quel culo che occupa impunemente il mio marciapiede è il mio miglior editoriale. Odio il razzismo, ma i razzisti non sono un mio problema: qui, in Italia, in Occidente, sono io a essere il loro.

(cfr.: questo)

(ma magari non cliccate)


y = a x² + b x + c

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Stasera, tornando a casa, mi sono accorto che qualcuno (forse mia moglie) aveva aggiunto al presepe alcuni personaggi. Erano in gruppo, un po’ discosti dai pastori che si stavano recando alla grotta, radunati in un angolino. Avevano pose diverse fra loro, ma sembravano tutti quanti parecchio arrabbiati. Fra loro si notava soprattutto un omino vestito di verde, che sembrava davvero il più arrabbiato di tutti.
La cosa più strana però era che, in mia assenza, apparentemente la madonna si era allontanata dalla grotta (e infatti Giuseppe era rimasto solo accanto alla mangiatoia ancora vuota). Non solo. Maria evidentemente aveva anche tolto di mano a un pastore il suo bastone, che infatti ora impugnava saldamente, e lo stava adoperando, devo dire con un certo gusto, per percuotere violentemente la testa dell’omino.

Il dibattito no.

Credo di aver imparato una cosa molto importante dalla discussione in rete (e anche altrove, se è per questo) su quanto successo a Milano l’altro giorno. Il tutto sarebbe anche abbastanza complesso, ma in sintesi si può riassumere con: qualunque cosa ne scrivi, è un’immane cazzata.

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Sbaglierò

In rete, rispetto all’emergenza migranti gli ultimi giorni, fra coloro che gioiscono sui morti e quelli che insultano Gianni Morandi (per inciso, tanto di cappello di fronte a un tale aplomb, tale semplicità ed efficacia. Lo ammiro molto, dato che evidentemente certe doti io non le posseggo) sono stati i giorni dell’antropologia e dell’analisi prepolitica, mi diceva ieri un amico sul web. “Nelle civiltà avanzate ci si lascia alle spalle l’antropologia e si ragiona in termini politici.”, mi ricordava.

E allora ci si prova. E si comincia dalla proposta che è sul tavolo in questo momento, la guerra ai barconi (“sforzi sistematici per identificare, catturare e distruggere i barconi prima che essi siano usati dai trafficanti”, leggo). Integrata dal raddoppio delle risorse per l’operazione Triton, ma senza l’allargamento del mandato a compiti di soccorso e salvataggio nei pressi delle coste libiche, mi sembra di aver capito.

Sbaglierò, ma sarà un disastro. Intanto perché, come diceva giustamente qualcuno ieri, “Soccorrere i disperati che fuggono da guerre e persecuzioni impedendo loro di fuggire da guerre e persecuzioni non mi pare un gran soluzione”. Poi perché dal punto di vista diplomatico la guerra agli scafisti è una soluzione terribilmente complicata, senza che ci sia un governo chiaramente identificabile sul territorio libico. Infine perché, tecnicamente, scovare e distruggere sul terreno i natanti in maniera efficace è praticamente impossibile.

Mettere in atto la strategia proposta sarebbe un disastro, quindi. Ma più probabilmente ciò che davvero accadrà sarà che si perderà del gran tempo a cercare di trovare il consenso su un possibile meccanismo, diplomatico e tecnico, per attuare la presunta offensiva anti-scafisti. E quando – e se – si farà qualcosa, sarà inevitabilmente troppo poco e troppo tardi.  Il governo italiano e l’UE metteranno in vetrina i pochi barconi distrutti e lo sforzo fatto col raddoppiamento di Triton, magari esibendo qualche salvataggio in più.

Uomini, donne e bambini continueranno a partire sui barconi rimasti e a morire in mare. I sopravvissuti alla strage continueranno ad arrivare in Italia. Alcuni – pochi, meno di quelli che in realtà ne avrebbero diritto – riceveranno lo status di rifugiato, altri filtreranno piano dalle nostre frontiere verso gli stati del nord europa, come prevede il tacito accordo in vigore da anni. Altri ancora resteranno, a ingrossare le fila del lavoro nero e dell’esistenza precaria da irregolari. Lentamente, i più fortunati riusciranno a mettersi in regola, troveranno un lavoro, in genere umile e sottopagato, e finiranno per integrarsi, come molti prima di loro. La maggioranza probabilmente non sarà così fortunata.

Sbaglierò, ma temo che andrà così. Andrà così perché a nessuno fra quelli che ricoprono un ruolo decisionale, fra quelli che detengono un potere politico, conviene che succeda altrimenti.

Non conviene ai governi, che temono di veder crollare il consenso se attuassero una linea diversa da quella della fermezza (temperata da umanità, almeno a parole, ché tanto quelle costano pochino). Non conviene alle opposizioni, che non hanno alcun interesse a fermare sul serio l'”invasione” su cui lucrano da tempo, né tantomeno a rendere gestibile il fenomeno migratorio, disinnescandolo. Infine, non conviene a chi, in Italia e in altri paesi d’Europa, sugli immigrati clandestini ci guadagna. Con l’aria che tira, poi, finché ci saranno in giro quelli che apertamente inneggiano ai morti o sbraitano altre scemenze razziste in TV, dai giornali e sui social network, il peso politico di quelle morti in mare sarà zero. Al governo basterà argomentare che si sono fatti tutti gli sforzi possibili, che le morti si sono ridotte, che purtroppo si tratta di eventi tragici ma ineluttabili. All’opposizione non sembrerà vero di imputare i morti (insieme ai vivi che continuano a sbarcare) al supposto buonismo dei governi. E mafia e illegalità continueranno a prosperare facendo affari sui clandestini.

Eppure una soluzione migliore ci potrebbe essere e, mi ricordava il mio amico di prima, c’è chi ne sta discutendo. Innanzi tutto, ripristinare un’operazione seria di soccorso in mare, analoga a Mare Nostrum. Possibilmente con il supporto europeo, ma senza che il doverlo negoziare sia un’alibi per rimandare, che di tempo ce n’è poco. Poi, attivare rapidamente un canale per consentire di arrivare legalmente in Europa a chi sfugge da zone di guerra, senza fare troppe distinzioni, dato che non sempre nella situazione nord-africana attuale è facile distinguere profughi e rifugiati da migranti per motivi economici.

Si salverebbero molte più vite, a termine potenzialmente tutte. Si sgominerebbero gli scafisti, togliendo loro ogni interesse economico. Dubito che alla fine arriverebbero molti più migranti di ora da quelle zone (che, ricordiamolo, costituisce comunque solo una piccola parte del flusso totale di immigrati). L’esperienza dimostra che quando la gente scappa da guerra, fame e miseria non ci sono barriere in grado di trattenerla. Ma anche ammesso che i flussi aumentino, avremmo il vantaggio di poterli gestire meglio nel tempo e di controllarne la distribuzione all’interno dello spazio Schengen. Chi arriva avrebbe uno status legale, e sarebbe meno disponibile allo sfruttamento economico,con relativo dumping sociale e molto meno soggetto ad essere usato come manovalanza criminale. Il saldo economico degli immigrati regolari, in Italia ed Europa, in questi anni è positivo. L’economia europea ha bisogno di immigrati, perfino nelle condizioni attuali in cui la ripresa è ancora lenta, e se gli arrivi saranno regolati e legali, sarà possibile assorbire i flussi senza problemi.

Sbaglierò, ma non succederà. Salvare i profughi sarebbe non solo un imperativo morale, sarebbe anche vantaggioso per le popolazioni europee. Non lo sarebbe però per i politici, soprattutto a breve e brevissimo termine, l’unico tipo di orizzonte temporale che il ceto politico attuale sembra in grado di contemplare.

Ovviamente in realtà lo spero davvero molto, di sbagliarmi. Ma si sa che a pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia.


Nomi e Cognomi

Maria Eleonora B. Daniele C. Marcopaolo Maria T.

Maria Eleonora B. vive a Vicenza e ha un account su Facebook. Dice di aver studiato all’Università di Padova e sull’header oltre alla sua ha la foto di un pastore tedesco. Ha anche un account su twitter, in cui si definisce “vecchia pensionata curiosa” e da dove ieri ha postato questo:

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Daniele C. sta su twitter anche lui. La sua auto-descrizione è un po’ più lunga: “Intermediario agente di assicurazioni appassionato di politica amo sciare e giocare a tennis sposato con una donna meravigliosa e padre di due magnifici figli”. Eccolo qui. Anche lui ieri ha postato un tweet, ora cancellato, ma ancora visibile altrove:

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Di Mariopaolo Maria T. so anche meno. Ha un account Facebook anche lui e da quello ieri ha commentato, insieme ad altri, cosí:

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I nomi sono cancellati, ma il suo è ancora identificabile. Sul suo account Facebook a dire il vero non c’è molto. Solo un post un po’ sgrammaticato sul federalismo e la foto di un bambino, con un commento, “Amore della zia”. Il bambino è un bel bambino, devo ammetterlo, nonostante indossi un bavaglino con la scritta “Padano doc!”. D’altra parte tutti i bambini in fondo sono belli, anzi, bellissimi. Come lo erano senz’altro quelli, forse cinquanta, forse più, che sono affogati due giorni fa nel canale di Sicilia insieme ad altre centinaia di uomini e donne. Bambini della cui sorte si rallegrava ieri il buon padre di famiglia Mariopaolo Maria.

Maria Eleonora B.

Daniele C.

Marcopaolo Maria T.

Ripeteteli anche voi i loro nomi, prima di addormentarvi, come se foste tante Arya Stark. Ce ne sono altri come loro, ovviamente. Tanti. Troppi. Ma fortunatamente non sono la maggioranza, anzi. Ieri su twitter i primi due sono stati sommersi da commenti giustamente indignati. Ma non basta. Fatemi un favore, non cancellate più i loro nomi e cognomi quando riportate i loro commenti e post. Che i loro nomi e cognomi, che le loro facce, circolino sui social network e altrove su internet, che vengano pubblicati sui giornali e citati alla televisione. Che tutti quelli che li conoscono di persona sappiano con chi hanno a che fare. Che genitori, figli, zii e cugini non abbiano scuse per far finta di niente, che il panettiere da cui comprano il pane, l’impiegato delle poste da cui ritirano la pensione, la commessa del supermercato, il portinaio e gli insegnati dei loro figli conoscano fino in fondo la loro povera, triste e banale cattiveria.

Maria Eleonora B.

Daniele C.

Marcopaolo Maria T.

Che infine imparino che non tutte le opinioni sono uguali, non tutte le idee sono rispettabili. Lungi da me l’intenzione di impedirgli di professarle, se vogliono, ma che capiscano che è impossibile farlo senza vergognarsene. Ripetete in rete i loro nomi. Pubblicate le loro foto. Scovatene altri, e fate lo stesso con loro. Che loro e quelli come loro, se non sono capaci di ascoltare le voci mute delle loro coscienze, almeno sopportino il peso della pubblica disapprovazione.

Perché è a causa loro, e soprattutto è a causa di quelle idee e del fatto che ormai si possa ormai impunemente sostenerle in pubblico, che certi politici senza scrupoli possono lucrare sulle paure degli italiani e che altri politici pavidi e opportunisti non osano mettere in atto politiche serie per gestire l’immigrazione ed evitare tante morti inutili. E forse, se si tornasse a doversi pubblicamene vergognare di idee simili, si potrebbe ricominciare a sperare di trovare una qualche soluzione.

Anche se, come al solito, temo di essere un inguaribile ottimista.

[AGGIORNAMENTO: Daniele C. ha ritrattato e chiesto scusa] [AGGIORNAMENTO2: Alla lista potete aggiungere Fabrizio S., che dice: “700, 7000, 70000 affondati, evvaii!”, ma pensa che “Chi abbandona gli amici fedeli a 4 zampe e uno grandissimo STRONZO ed ignorante senza scrupoli”, e Laura F., che “quando sente notizie come 700 morti pensa, menomale, 700 delinquenti parassiti in meno”.]

POST SCRIPTUM: Fino a ieri sera, qui sopra c’erano nomi e cognomi completi. Ho deciso di toglierli, e cancellare i link. Anche se sono stati loro a esporli direttamente in discussioni pubbliche, anche se altri li hanno riportati prima di me e continuano a farlo, troppi – passando anche da qui – sono andati a esprimergli la loro indignazione in modi che non posso sottoscrivere. Lo so che così il post non significa più molto, ma tant’è. Resto convinto che chi scrive certe cose disumane debba essere messo davanti alla responsabilità di averlo fatto. Ma uno dei messaggi che avrei voluto lanciare è che, anche in rete, le parole vanno misurate. Come ho detto altrove non credo nella censura; non mi sto censurando, ma cerco in qualche modo di rafforzare quel messaggio. Questo articolo rimarrà così, un po’ mutilato e storto, come tutti noi.

Cerchiamo di restare umani. Tutti.

P.S. n.2: Per chi desideri andare un poco oltre.


Una questione di pelle

Una questione di pelle

Due ore e mezza di faccia a faccia fra Berlusconi e Renzi.
Due ore e mezza.
Io non lo so, ma stare due ore e mezza chiusi in una stanza con Berlusconi, da soli o quasi, faccia a faccia. E parlarci, e discuterci per tutte le due ore e mezza, che sono tante, io dico, non lo so, ma secondo me bisogna averci davvero la pelle dura.

(photo from so many cute animals)


gravita' zero

God damn it, you've got to be kind.