La puta que lo parió.

L’anno scorso mio figlio ha avuto un periodo difficile a scuola. A lezione si annoiava, era spesso stanco e credo fosse anche stato preso di mira da un gruppetto di ragazzi un po’ più grandi di lui. Niente di serio, ma era capitato che lo prendessero in giro e soprattutto che a volte lo provocassero approfittando di una certa sua rigidezza, ad esempio nel pretendere il rigoroso rispetto delle regole mentre erano impegnati in un qualche gioco, oltre che della sua tendenza a reagire alle frustrazioni infuriandosi e dando in escandescenze.

Così, ci è successo di doverci scusare con le maestre e coi genitori di qualche compagno per un paio di sui scoppi d’ira, con relativi spintoni e, in un caso, un pugno (anche se più probabilmente si trattava di una manata). Ovviamente tali intemperanze sono state seguite da lunghe ramanzine e relative punizioni. E sia io che sua madre ci siamo ampiamente dilungati con lui, spiegandogli che non doveva mai rispondere alle provocazioni con la violenza fisica. Mai, in nessun caso, qualsiasi fosse la provocazione. Mai, neppure nel caso in cui, ad esempio, insultassero sua mamma.

Credo che mio figlio abbia imparato la lezione e in effetti non sono più avvenuti altri episodi del genere, anche se sono abbastanza sicuro che in qualche occasione le provocazioni si siano effettivamente ripetute. Forse ora è più maturo, forse aiuta il fatto che abbia ritrovato interesse nella scuola e si trovi in generale meglio coi compagni di quest’anno. Ma credo che il fatto che avessimo insistito così tanto sul non cedere alle provocazioni e non reagire con la violenza sia stato determinante. Non sempre i figli recepiscono subito i messaggi che i genitori gli trasmettono, ed è importante spiegare loro le cose con chiarezza, ripetendo se necessario più volte i concetti fondamentali, specie se sono ancora dei bambini. Per inciso, mio figlio ha ora nove anni.

Papa Francesco, lui, invece ne ha 78.

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Una questione di pelle

Una questione di pelle

Due ore e mezza di faccia a faccia fra Berlusconi e Renzi.
Due ore e mezza.
Io non lo so, ma stare due ore e mezza chiusi in una stanza con Berlusconi, da soli o quasi, faccia a faccia. E parlarci, e discuterci per tutte le due ore e mezza, che sono tante, io dico, non lo so, ma secondo me bisogna averci davvero la pelle dura.

(photo from so many cute animals)


Se non li conoscete

ovvero

il grande Fausto Amodei vi aiuta a capire il movimento dei forconi.

EDIT: e infatti, cvd.


Civoti, Civeti, Civiti, Civuti*

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Mia nonna era comunista. Lo era fin da giovane, praticamente da sempre. È stata comunista per tutto il ventennio fascista, era stata anche schedata dalla polizia politica. Quando, dopo due anni nei quali si era sempre rifiutata di comprare a mio padre la divisa da balilla, il direttore della scuola decise di regalargliene una, lei fece una ramanzina a suo figlio che l’aveva portata a casa e la mattina dopo andò nell’ufficio del direttore e gliela restituì.
Mia nonna è morta comunista, anni fa, un po’ delusa ma non pentita. Aveva una testa durissima, mia nonna.

Mio nonno era un libero pensatore, e un sognatore. Aveva la casa piena di libri, e teneva sul comodino una copia degli Essais di Montaigne, in francese. Il francese, e anche un po’ di tedesco, li aveva imparati da solo. Aveva interi scaffali di libri di religione e storia delle religioni, ma si professava agnostico. Mi portava con lui in lunghe passeggiate in montagna, in cerca di funghi. Non parlavamo molto, ma ogni tanto si fermava a indicarmi una pianta, o un’erba, spiegandomene il nome scientifico, le proprietà e qualche curiosità botanica. Aveva una passione per i giochi di parole, non sempre felicissimi a dire il vero. Mi ricordo che diceva spesso cose tipo “robe da chiodi, disse Carlo Martello”, o “piove a dir nove”.

Domani, votando alle primarie del PD, credo che penserò un po’ anche a loro. Domani, se non si fosse capito, voterò per Civati. Le motivazioni logiche e razionali della mia scelta sono molto simili a quelle che già qualcun altro ha bene espresso, e ve le lascio leggere da lui, se ne avete voglia.

Le ragioni del cuore, invece, si possono forse trovare in quello che ho scritto sopra. Suppongo che grazie ai miei nonni io abbia sviluppato un debole per le persone coerenti, con la testa dura, ma anche per i sognatori, i curiosi e per chi è aperto al dialogo e alla comprensione.
E senz’altro ho un fortissimo debole per chiunque abbia – e temo di rientrare nella categoria – una dipendenza patologica dai giochi di parole.
Non sempre riusciti, a dire il vero.

* P.S.: Il titolo lo devo a un tizio che, pure lui, non disdegna il calembour.


ɐıoq

Oggi mio figlio, sbirciando sul mio computer la prima pagina di Repubblica con le contestazioni per i funerali di Priebke, mi ha chiesto: “Papà, come mai c’è scritto boia?”.
“Fammi finire di leggere, poi te lo spiego”, gli ho risposto. Poi, come spesso mi succede, me ne sono dimenticato.

Più tardi, a cena, mentre alzavo per caso il braccio con la mano tesa per raggiungere uno scaffale alto della cucina: “Sai papà – mi ha detto, ripetendo il mio gesto – se fai così, in Germania rischi di andare in galera. Un mio amico tedesco mi ha detto che da loro è proibito. Mi ha detto che è perché era il gesto che faceva Hitler, lo sai? Ah, poi un altro mio amico ha detto che un calciatore l’aveva fatto durante una partita e allora l’hanno sospeso per tredici partite. Che io all’inizio pensavo l’avessero appeso, a testa in giù, durante tutte le tredici partite.”

Dopo cena, ho riaperto Repubblica online sul laptop, e ho trovato questa foto.

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Ora, mentre sto scrivendo, mio figlio sta leggendo un libro sul divano. Fra poco lo porto a letto. Niente fiaba della buona notte, stasera. Invece gli mostrerò la foto, gli dirò che anche da noi in linea di principio fare certi gesti, ripetere certe cose, è proibito. E se nessun poliziotto interviene a impedirlo, forse è giusto che lo faccia la gente.

E poi (una promessa è una promessa) gli spiegherò chi era quel signore del giornale e che cosa significava riferita a lui quella parola, boia.

E gli dirò che a volte, anche se purtroppo non sempre, i boia ci finiscono davvero, appesi a testa in giù.


Piccola storia ignobile

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La storia dietro questa foto:

Da Firenzetoday:

I delegati del Consiglio Nazionale Rom hanno sporto denuncia per razzismo, diffamazione e procurato allarme dopo che era stata postata in rete una foto in cui si diceva che i rom aveva rubato una bambina bionda.

[…]

La rappresentanza Rom ha immediatamente contattato su facebook sia l’autrice della Fotografia che gli altri italiani responsabili dei commenti tramite cellulare. La bambina fotografata è la figlia naturale e legittima di una famiglia residente in zona Quaracchi – Osmannoro in Provincia di Firenze. È stato chiesto di scrivere la verità e chiedere scusa al padre, alla madre ed a tutto il popolo rom.

Nonostante la responsabile della fotografia sia stata sollecitata dai suoi stessi amici di facebook questa ha preferito cancellare la foto e non ammettere di aver commesso una grave violazione di legge.

[…]

Studi condotti da autorevoli Università, antropologi e giuristi hanno dimostrato che non esiste in Italia un solo caso di rapimento di bambini da parte della popolazione Rom.

Personalmente, avevo segnalato la foto (e relativi commenti – potete immaginare di quale tono) a facebook. Ovviamente, la risposta è stata: “Abbiamo controllato la foto che hai segnalato poiché conteneva simboli o discorsi di odio e abbiamo riscontrato che non viola i nostri Standard della comunità su contenuti che incitano all’odio.” Non mi aspettavo di più.

Nel frattempo la signora aveva provveduto a togliere foto e segnalazione, ma non, ad esempio, altri post di “commento” alla strage di Lampedusa, avvenuta il giorno prima (fossero rimasti a casa loro…) e alla giornata di lutto nazionale (niente lutto quando a morire sono gli italiani…).

Ho controllato ora, e anche questi sono spariti. Restano solo foto di bambini, auguri ai nonni, e condivisioni dal Fantastico Mondo delle Mamme.

Io non lo so quale sia la morale di tutto questo. Probabilmente che certe cose vanno denunciate sempre e ovunque. Che l’intransigenza a volte paga. Che meno certa gente è lasciata libera di esprimere le proprie opinioni di merda meglio è.

In fondo la storia è più o meno a lieto fine. Certo è che mi rimane in fondo un gusto amaro in bocca.  Stasera, quel profilo facebook, ripulito, coi bambini, i gif coi comic sans e i colori pastello, gli auguri a tutti i Francesco, mi faceva un po’ l’impressione di un groviglio di vermi ricoperti di miele.


Chissà perché

Chissà perché avevo aperto questo posto, e poi non l’ho mai usato.

E chissà perché ora, a due anni di distanza, ho deciso che è arrivato il momento di iniziare a scriverci qualcosa.

In realtà forse lo so, e magari prima o poi lo spiego.
Per ora, accontentatevi.


Che poi

Io mica lo so perché l’ho aperto, questo coso.


gravita' zero

God damn it, you've got to be kind.