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Sbaglierò

In rete, rispetto all’emergenza migranti gli ultimi giorni, fra coloro che gioiscono sui morti e quelli che insultano Gianni Morandi (per inciso, tanto di cappello di fronte a un tale aplomb, tale semplicità ed efficacia. Lo ammiro molto, dato che evidentemente certe doti io non le posseggo) sono stati i giorni dell’antropologia e dell’analisi prepolitica, mi diceva ieri un amico sul web. “Nelle civiltà avanzate ci si lascia alle spalle l’antropologia e si ragiona in termini politici.”, mi ricordava.

E allora ci si prova. E si comincia dalla proposta che è sul tavolo in questo momento, la guerra ai barconi (“sforzi sistematici per identificare, catturare e distruggere i barconi prima che essi siano usati dai trafficanti”, leggo). Integrata dal raddoppio delle risorse per l’operazione Triton, ma senza l’allargamento del mandato a compiti di soccorso e salvataggio nei pressi delle coste libiche, mi sembra di aver capito.

Sbaglierò, ma sarà un disastro. Intanto perché, come diceva giustamente qualcuno ieri, “Soccorrere i disperati che fuggono da guerre e persecuzioni impedendo loro di fuggire da guerre e persecuzioni non mi pare un gran soluzione”. Poi perché dal punto di vista diplomatico la guerra agli scafisti è una soluzione terribilmente complicata, senza che ci sia un governo chiaramente identificabile sul territorio libico. Infine perché, tecnicamente, scovare e distruggere sul terreno i natanti in maniera efficace è praticamente impossibile.

Mettere in atto la strategia proposta sarebbe un disastro, quindi. Ma più probabilmente ciò che davvero accadrà sarà che si perderà del gran tempo a cercare di trovare il consenso su un possibile meccanismo, diplomatico e tecnico, per attuare la presunta offensiva anti-scafisti. E quando – e se – si farà qualcosa, sarà inevitabilmente troppo poco e troppo tardi.  Il governo italiano e l’UE metteranno in vetrina i pochi barconi distrutti e lo sforzo fatto col raddoppiamento di Triton, magari esibendo qualche salvataggio in più.

Uomini, donne e bambini continueranno a partire sui barconi rimasti e a morire in mare. I sopravvissuti alla strage continueranno ad arrivare in Italia. Alcuni – pochi, meno di quelli che in realtà ne avrebbero diritto – riceveranno lo status di rifugiato, altri filtreranno piano dalle nostre frontiere verso gli stati del nord europa, come prevede il tacito accordo in vigore da anni. Altri ancora resteranno, a ingrossare le fila del lavoro nero e dell’esistenza precaria da irregolari. Lentamente, i più fortunati riusciranno a mettersi in regola, troveranno un lavoro, in genere umile e sottopagato, e finiranno per integrarsi, come molti prima di loro. La maggioranza probabilmente non sarà così fortunata.

Sbaglierò, ma temo che andrà così. Andrà così perché a nessuno fra quelli che ricoprono un ruolo decisionale, fra quelli che detengono un potere politico, conviene che succeda altrimenti.

Non conviene ai governi, che temono di veder crollare il consenso se attuassero una linea diversa da quella della fermezza (temperata da umanità, almeno a parole, ché tanto quelle costano pochino). Non conviene alle opposizioni, che non hanno alcun interesse a fermare sul serio l'”invasione” su cui lucrano da tempo, né tantomeno a rendere gestibile il fenomeno migratorio, disinnescandolo. Infine, non conviene a chi, in Italia e in altri paesi d’Europa, sugli immigrati clandestini ci guadagna. Con l’aria che tira, poi, finché ci saranno in giro quelli che apertamente inneggiano ai morti o sbraitano altre scemenze razziste in TV, dai giornali e sui social network, il peso politico di quelle morti in mare sarà zero. Al governo basterà argomentare che si sono fatti tutti gli sforzi possibili, che le morti si sono ridotte, che purtroppo si tratta di eventi tragici ma ineluttabili. All’opposizione non sembrerà vero di imputare i morti (insieme ai vivi che continuano a sbarcare) al supposto buonismo dei governi. E mafia e illegalità continueranno a prosperare facendo affari sui clandestini.

Eppure una soluzione migliore ci potrebbe essere e, mi ricordava il mio amico di prima, c’è chi ne sta discutendo. Innanzi tutto, ripristinare un’operazione seria di soccorso in mare, analoga a Mare Nostrum. Possibilmente con il supporto europeo, ma senza che il doverlo negoziare sia un’alibi per rimandare, che di tempo ce n’è poco. Poi, attivare rapidamente un canale per consentire di arrivare legalmente in Europa a chi sfugge da zone di guerra, senza fare troppe distinzioni, dato che non sempre nella situazione nord-africana attuale è facile distinguere profughi e rifugiati da migranti per motivi economici.

Si salverebbero molte più vite, a termine potenzialmente tutte. Si sgominerebbero gli scafisti, togliendo loro ogni interesse economico. Dubito che alla fine arriverebbero molti più migranti di ora da quelle zone (che, ricordiamolo, costituisce comunque solo una piccola parte del flusso totale di immigrati). L’esperienza dimostra che quando la gente scappa da guerra, fame e miseria non ci sono barriere in grado di trattenerla. Ma anche ammesso che i flussi aumentino, avremmo il vantaggio di poterli gestire meglio nel tempo e di controllarne la distribuzione all’interno dello spazio Schengen. Chi arriva avrebbe uno status legale, e sarebbe meno disponibile allo sfruttamento economico,con relativo dumping sociale e molto meno soggetto ad essere usato come manovalanza criminale. Il saldo economico degli immigrati regolari, in Italia ed Europa, in questi anni è positivo. L’economia europea ha bisogno di immigrati, perfino nelle condizioni attuali in cui la ripresa è ancora lenta, e se gli arrivi saranno regolati e legali, sarà possibile assorbire i flussi senza problemi.

Sbaglierò, ma non succederà. Salvare i profughi sarebbe non solo un imperativo morale, sarebbe anche vantaggioso per le popolazioni europee. Non lo sarebbe però per i politici, soprattutto a breve e brevissimo termine, l’unico tipo di orizzonte temporale che il ceto politico attuale sembra in grado di contemplare.

Ovviamente in realtà lo spero davvero molto, di sbagliarmi. Ma si sa che a pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia.

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Nomi e Cognomi

Maria Eleonora B. Daniele C. Marcopaolo Maria T.

Maria Eleonora B. vive a Vicenza e ha un account su Facebook. Dice di aver studiato all’Università di Padova e sull’header oltre alla sua ha la foto di un pastore tedesco. Ha anche un account su twitter, in cui si definisce “vecchia pensionata curiosa” e da dove ieri ha postato questo:

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Daniele C. sta su twitter anche lui. La sua auto-descrizione è un po’ più lunga: “Intermediario agente di assicurazioni appassionato di politica amo sciare e giocare a tennis sposato con una donna meravigliosa e padre di due magnifici figli”. Eccolo qui. Anche lui ieri ha postato un tweet, ora cancellato, ma ancora visibile altrove:

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Di Mariopaolo Maria T. so anche meno. Ha un account Facebook anche lui e da quello ieri ha commentato, insieme ad altri, cosí:

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I nomi sono cancellati, ma il suo è ancora identificabile. Sul suo account Facebook a dire il vero non c’è molto. Solo un post un po’ sgrammaticato sul federalismo e la foto di un bambino, con un commento, “Amore della zia”. Il bambino è un bel bambino, devo ammetterlo, nonostante indossi un bavaglino con la scritta “Padano doc!”. D’altra parte tutti i bambini in fondo sono belli, anzi, bellissimi. Come lo erano senz’altro quelli, forse cinquanta, forse più, che sono affogati due giorni fa nel canale di Sicilia insieme ad altre centinaia di uomini e donne. Bambini della cui sorte si rallegrava ieri il buon padre di famiglia Mariopaolo Maria.

Maria Eleonora B.

Daniele C.

Marcopaolo Maria T.

Ripeteteli anche voi i loro nomi, prima di addormentarvi, come se foste tante Arya Stark. Ce ne sono altri come loro, ovviamente. Tanti. Troppi. Ma fortunatamente non sono la maggioranza, anzi. Ieri su twitter i primi due sono stati sommersi da commenti giustamente indignati. Ma non basta. Fatemi un favore, non cancellate più i loro nomi e cognomi quando riportate i loro commenti e post. Che i loro nomi e cognomi, che le loro facce, circolino sui social network e altrove su internet, che vengano pubblicati sui giornali e citati alla televisione. Che tutti quelli che li conoscono di persona sappiano con chi hanno a che fare. Che genitori, figli, zii e cugini non abbiano scuse per far finta di niente, che il panettiere da cui comprano il pane, l’impiegato delle poste da cui ritirano la pensione, la commessa del supermercato, il portinaio e gli insegnati dei loro figli conoscano fino in fondo la loro povera, triste e banale cattiveria.

Maria Eleonora B.

Daniele C.

Marcopaolo Maria T.

Che infine imparino che non tutte le opinioni sono uguali, non tutte le idee sono rispettabili. Lungi da me l’intenzione di impedirgli di professarle, se vogliono, ma che capiscano che è impossibile farlo senza vergognarsene. Ripetete in rete i loro nomi. Pubblicate le loro foto. Scovatene altri, e fate lo stesso con loro. Che loro e quelli come loro, se non sono capaci di ascoltare le voci mute delle loro coscienze, almeno sopportino il peso della pubblica disapprovazione.

Perché è a causa loro, e soprattutto è a causa di quelle idee e del fatto che ormai si possa ormai impunemente sostenerle in pubblico, che certi politici senza scrupoli possono lucrare sulle paure degli italiani e che altri politici pavidi e opportunisti non osano mettere in atto politiche serie per gestire l’immigrazione ed evitare tante morti inutili. E forse, se si tornasse a doversi pubblicamene vergognare di idee simili, si potrebbe ricominciare a sperare di trovare una qualche soluzione.

Anche se, come al solito, temo di essere un inguaribile ottimista.

[AGGIORNAMENTO: Daniele C. ha ritrattato e chiesto scusa] [AGGIORNAMENTO2: Alla lista potete aggiungere Fabrizio S., che dice: “700, 7000, 70000 affondati, evvaii!”, ma pensa che “Chi abbandona gli amici fedeli a 4 zampe e uno grandissimo STRONZO ed ignorante senza scrupoli”, e Laura F., che “quando sente notizie come 700 morti pensa, menomale, 700 delinquenti parassiti in meno”.]

POST SCRIPTUM: Fino a ieri sera, qui sopra c’erano nomi e cognomi completi. Ho deciso di toglierli, e cancellare i link. Anche se sono stati loro a esporli direttamente in discussioni pubbliche, anche se altri li hanno riportati prima di me e continuano a farlo, troppi – passando anche da qui – sono andati a esprimergli la loro indignazione in modi che non posso sottoscrivere. Lo so che così il post non significa più molto, ma tant’è. Resto convinto che chi scrive certe cose disumane debba essere messo davanti alla responsabilità di averlo fatto. Ma uno dei messaggi che avrei voluto lanciare è che, anche in rete, le parole vanno misurate. Come ho detto altrove non credo nella censura; non mi sto censurando, ma cerco in qualche modo di rafforzare quel messaggio. Questo articolo rimarrà così, un po’ mutilato e storto, come tutti noi.

Cerchiamo di restare umani. Tutti.

P.S. n.2: Per chi desideri andare un poco oltre.


gravita' zero

God damn it, you've got to be kind.