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Simmetrie (e no).

“Perché dovremmo interessarci alla simmetria? Innanzitutto perché la mente umana la trova affascinante” – R. Feynman

 

I fisici adorano le simmetrie.

Si impara molto dalle simmetrie. Quando ne incontra una, il fisico è felice perché sa che probabilmente capirà qualcosa in più di prima e, soprattutto, facendo molta meno fatica di quanto avrebbe fatto altrimenti (i fisici tendono a essere pigri).

In ogni caso, gli avvenimenti e le polemiche degli ultimi mesi sui migranti delineano una magnifica simmetria (tecnicamente, un’anti-simmetria, ma non sottilizziamo), che osservo affascinato da alcuni giorni. Ma facciamo innanzi tutto un passo indietro. Ve lo ricordate, no? Non è passato molto tempo, giusto un paio di mesi o poco più: tutti (o quasi) davano addosso alle ONG che praticavano il soccorso in mare con l’accusa di essere in contatto con i trafficanti, anzi, di essere in combutta con loro, e addirittura di farsi pagare da loro per aiutarli a far arrivare i migranti in Italia, illegalmente. Tutto falso, ovviamente. Ma, di colpo, il rispetto della legalità nel Mediterraneo sembrava essere diventato il problema principale del nostro paese.

Ora, invece, ci troviamo davanti un governo che è in contatto coi trafficanti, anzi, è in combutta con loro, e addirittura li paga profumatamente per farsi aiutare a non fare arrivare i migranti in Italia. Tutto, molto presumibilmente, vero. E, naturalmente, tutto illegale. Ma nessuno (o quasi) attacca il governo. Quelli che strillavano “Legalità innanzi tutto!!1!UNDICI!!” sono stranamente silenziosi (no, vabbè, non è vero; ma sono troppo occupati a strillare su altri temi per occuparsi di questo). Chi argomentava “Certo, le ONG fanno un lavoro meritevole, ma le regole esistono e tutti devono rispettarle e altrimenti dove finiremmo signoramia.” si sono trasformati di colpo in cinici proseliti di Machiavelli. E chi ricordava che assecondare i trafficanti significava perpetuare le sofferenze dei migranti ora gongola del fatto che restino chiusi in campi di concentramento, torturati e uccisi. Purché ben lontani dalla nostra vista.

La lezione da imparare è semplice, e forse non ci sarebbe stato nessun bisogno di osservare in atto questa antisimmetria di comportamenti per immaginarsela. Ma ai fisici piace avere conferma sperimentale delle proprie ipotesi. Il fatto è che a nessuno o quasi in Italia frega della legalità, dei trafficanti, dei loro crimini e di come fermarli e, soprattutto, della sorte dei migranti.
Tutto, assolutamente tutto, va bene.

Basta che non arrivino.

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E perché non ukulele?

La Corte suprema parla di “unione tra due persone”. Perché solo due? Spunti per legalizzare la poligamia (e oltre).

New York. Da un punto di vista della teoria giuridica, la poligamia è stata sdoganata nello spirito di numerose sentenze. Quella della Corte suprema americana sul matrimonio gay è solo l’ultima conferma. Si parla di “unione fra due persone”, certo, ma la definizione non è giustificata, è arbitraria, si basa su tradizioni e convenzioni che possono essere impugnate e ribaltate. Se il genere sessuale non è il fattore discriminante in una relazione, allora il due è un numero come un altro, puro retaggio tradizionale e convenzione. Quello che manca è solamente un gruppo di pressione, un movimento culturale che spinga le istanze della poligamia con la stessa energia con cui la lobby arcobaleno ha spinto l’uguaglianza matrimoniale per i gay, e il gioco è fatto. E se il numero due non è il fattore discriminante in una relazione, allora la parola persone è anch’essa un termine come altri, puro retaggio tradizionale e convenzione. E, spingendoci oltre, la locuzione unione, allora, non dovrebbe essere anch’essa un termine dettato da un puro retaggio convenzionale? Per non parlare di fra, una preposizione antica e formale che, peraltro, mi è sempre stata enormemente sul cazzo.

“Il matrimonio è un vascello con quattro caimani”, ecco cosa ci sarà scritto ben presto su quel testo, se non ci opponiamo subito. Mi domando dove andremo a finire di questo passo, signora giraffa mia!

P.S.: il post è ispirato a un vero articolo uscito su un in linea di principio vero quotidiano, giusto oggi. Gran parte del testo è, parola per parola, ripreso dall’articolo citato. Lascio come esercizio al lettore decidere cosa esattamente abbia aggiunto io, e cosa facesse parte dell’articolo originale. La soluzione la trovate qui.

P.P.S.: il bello è che, una volta fatte queste logiche premesse (o quasi), l’articolo passa a parlare di qualcosa di completamente diverso. Consiglio vivamente agli amanti del WTF di seguire il link.


La puta que lo parió.

L’anno scorso mio figlio ha avuto un periodo difficile a scuola. A lezione si annoiava, era spesso stanco e credo fosse anche stato preso di mira da un gruppetto di ragazzi un po’ più grandi di lui. Niente di serio, ma era capitato che lo prendessero in giro e soprattutto che a volte lo provocassero approfittando di una certa sua rigidezza, ad esempio nel pretendere il rigoroso rispetto delle regole mentre erano impegnati in un qualche gioco, oltre che della sua tendenza a reagire alle frustrazioni infuriandosi e dando in escandescenze.

Così, ci è successo di doverci scusare con le maestre e coi genitori di qualche compagno per un paio di sui scoppi d’ira, con relativi spintoni e, in un caso, un pugno (anche se più probabilmente si trattava di una manata). Ovviamente tali intemperanze sono state seguite da lunghe ramanzine e relative punizioni. E sia io che sua madre ci siamo ampiamente dilungati con lui, spiegandogli che non doveva mai rispondere alle provocazioni con la violenza fisica. Mai, in nessun caso, qualsiasi fosse la provocazione. Mai, neppure nel caso in cui, ad esempio, insultassero sua mamma.

Credo che mio figlio abbia imparato la lezione e in effetti non sono più avvenuti altri episodi del genere, anche se sono abbastanza sicuro che in qualche occasione le provocazioni si siano effettivamente ripetute. Forse ora è più maturo, forse aiuta il fatto che abbia ritrovato interesse nella scuola e si trovi in generale meglio coi compagni di quest’anno. Ma credo che il fatto che avessimo insistito così tanto sul non cedere alle provocazioni e non reagire con la violenza sia stato determinante. Non sempre i figli recepiscono subito i messaggi che i genitori gli trasmettono, ed è importante spiegare loro le cose con chiarezza, ripetendo se necessario più volte i concetti fondamentali, specie se sono ancora dei bambini. Per inciso, mio figlio ha ora nove anni.

Papa Francesco, lui, invece ne ha 78.


gravita' zero

God damn it, you've got to be kind.