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Buonisti

Chiusura dei porti, respingimenti, “pacchia”, “crociere”, censimento dei Rom.

Il nuovo governo italiano ce la mette tutta nel darsi un’immagine precisa e definita, e nel solleticare le peggiori pulsioni di parte della popolazione. Parlo di immagine e basta per ora, perché gli atti sono poca cosa – quando ci sono – rispetto alle dichiarazioni infuocate.

Ma servono a preparare il terreno.

Terreno fertile, a leggere gli sproloqui che invadono la rete dopo ogni provocazione. Un branco di cani rabbiosi, nutriti a paura e ignoranza. E naturalmente, pronta per chiunque obietti all’assurdità dei proclami e all’inconsistenza degli argomenti, l’accusa di buonismo.

Ma bisogna stare molto attenti a giocare con certe cose. Sarebbe molto meglio lasciare dormire in pace parole d’ordine e concetti legati a un passato che tutti o quasi reputano dimenticato, ma che evidentemente resta ancora presente sotto la superficie (e spesso neppure troppo sotto).

Oggi il direttore di un quotidiano intitolava il suo editoriale “Pietà l’è morta”, citazione esplicita di un canto partigiano.
L’allusione era chiaramente alla pietà umana drammaticamente assente negli atti e nelle dichiarazioni del governo.
Solo che in realtà si tratta di una citazione errata, o quantomeno incompleta.
La pietà che è morta non è – o non solo – quella degli aguzzini. Nella canzone di Nuto Revelli, a morire è piuttosto la pietà dei giusti che si ribellano all’oppressione, come testimoniano le strofe finali:

“Combatte il partigiano

la sua dura battaglia

tedeschi e fascisti

fuori d’Italia!

Tedeschi e fascisti

per sempre fuori d’Italia

gridiamo a tutta forza

pietà l’è morta!”

Che stiano attenti a evocare certi fantasmi. Non saremo buonisti per sempre.
Molto probabilmente, non lo siamo già più.

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Se non li conoscete

ovvero

il grande Fausto Amodei vi aiuta a capire il movimento dei forconi.

EDIT: e infatti, cvd.


gravita' zero

God damn it, you've got to be kind.